Carissimo don Tito…

Dio sa come avrei voluto salutarti e abbracciarti e inginocchiarmi davanti a te per ricevere la tua benedizione, prima dlela tua partenza…
Il Signore ti custodisca nel cavo della sua mano ovunque tu metta i tuoi passi…
Aiutaci da lontano, don Tito. Perché recuperiamo tutti un nuovo gusto di vivere…
Grazie per ciò che hai fatto per me fin da quando entrai in seminario. Grazie per l’esemplarità con cui hai sorretto i primi passi del mio sacerdozio.
Tu non lo sai: ma ti sono debitore di tante cose…
Ti abbraccio.

don Tonino

Queste parole giunsero a don Tito Oggioni Macagnino il 29 gennaio 1991 mentre, all’aereoporto di Brindisi, stava per prendere l’aereo per il Rwanda.

Don Tonino le aveva inviate a mano con il suo vicario. E questo, non tanto per garantire una pronta consegna, quanto per rinnovare e rivivere il gaudio di antiche consuetudini apostoliche così familiari ai tempi di Paolo, di Timoteo, di Tito.

Don Tonino e don Tito non potevano essere separati da una partenza.

Quanti hanno conosciuto la loro giovinezza non riusciranno mai ad immaginarli divisi.

Li accomunava una grande intelligenza, un entusiasmo eternamente giovane, un desiderio incontenibile di donarsi agli altri ed una capacità sovrumana di attingere risorse sempre nuove dalle mani di Dio.

Avevano colto insieme, sin dalle prime luci dell’alba, l’orizzonte sconfinato del bene e si erano incamminati insieme, sognatori di un mondo nuovo, inondato di fraternità.

Hanno portato quel sogno sino alla fine, accomunati in esso anche quando la Provvidenza tracciava per loro sentieri diversi e elontani.

Avevano, forse, una particolare capacità di fiutare nella fede e di scorgere in essa motivi sempre nuovi di impegno ed una reciproca, costante vicinanza che li riconduceva a sognare.

Furono sognatori sempre.

Sognavano sia quando pareva fossero quasi “nascosti sotto il moggio” negli anni della loro giovinezza e sia quando il Signore, “nell’arco secondo della vita”, volle che le loro fiaccole risplendessero sul candelabro dei poveri e degli ultimi.

Scriveva don Tito il 20 aprile 1995:

«Non ho conosciuto don Tonino nella fase finale della sua vita, mentre saliva il Calvario fino alla crocifissione. Nel 1993 ero in Rwanda a condividere la vita semplice e povera di tanti fratelli. Un anno dopo, nello stesso mese di aprile, ho percorso anch’io una terribile Via Crucis durante i massacri della guerra civile, ma il Signore mi ha fermato alle pendici del Golgota. Era troppo bello morire martire nello stesso mese dell’amico “santo”. E mi ritrovo ancora quaggiù per continuare a servire i più poveri, incoraggiato dal suo esempio e dalla sua parola profetica annunziatrice di un mondo nuovo, più giusto e più fraterno».

«I “santi medici” (così la gente chiamava don Tito e don Tonino) hanno finito di sognare quasi allo stesso modo. Prima don Tonino e, il 19 novembre del 2002 in Rwanda dove era missionario da quasi 12 anni, anche don Tito, che in Africa aveva portato, del suo grande fratello ed amico, la gioia di servire gli ultimi e le primizie di quel mondo di pace reso possibile dalle differenze divenute convivio.

Per anni ci eravamo abituati a scaricare nelle mani di don Tito molti gesti di carità che sbocciavano nelle nostre famiglie, nelle nostre parrocchie, scuole ed associazioni.

Anche la nostra Fondazione, grazie a lui, arrivava ai poveri e continuava a far giungere “agli ultimi” l’auspicio di quel mondo più solidale, sempre presente nelle speranze del proprio Maestro.

A noi rimangono i sogni, il bisogno di trasformarli in speranza e, sorretti dall’esempio di questi maestri ed amici, il richiamo costante delle cose che davvero contano e rendono il mondo più giusto.»

* Antonio Benegiamo, Il Grembiule, Dicembre 2002, N. 6, pg. 1,4

« [ In seminario, a Ugento ] Don Tito fu un superiore giusto e generoso che riscosse sempre la nostra ammirazione. Negli incontri semestrali per il resoconto sull’andamento scolastico e disciplinare sapeva trovare i toni giusti per spronarci all’impegno nello studio e alla vita di grazia. […] Dopo un’esperienza parrocchiale ad Acquarica del Capo, Don Tito partì missionario in Africa e lì morì, in trincea, tra i suoi nuovi parrocchiani…»

* Antonio Scarascia, DON TONINO BELLO EDUCATORE, 2009 & MyBook

Ricordiamo, infine, il riferimento in rete della bellissima lettera che don Tito scrisse il 19 Ottobre 1996 da Ndera (Rwanda) per tutti i membri della Fondazione Don Tonino Bello di Alessano (LE)

* il Grembiule, Marzo 1997, N. 2, pg. 2

Nella lettera scrive:

La vostra (nostra) Fondazione dovrebbe dilatarsi e spaziare su orizzonti vasti, soprannazionali. Faccio tre proposte concrete:

1. Diffondete anche all’estero i testi di don Tonino, promuovendo la traduzione in varie lingue.
2. Impegnarsi ad agire concretamente per la pace in tutti gli angoli della terra.
3. Creare, nella Casa della Pace istituita presso i Padri Cappuccini di Alessano, un Osservatorio che raccolga e diffonda quanto di positivo si fa nel mondo per la pace, la giustizia, il dialogo.

Possa il ricordo di don Tonino suscitare nella Fondazione a lui intitolata uomini e donne autenticamente cristiani che abbiano la passione del dialogo, della nonviolenza, della giustizia, della pace e che si impegnino per questo a tutti i livelli dentro e fuori Italia…

Trascrizione  online | A cura della  Redazione  dontoninobello.info


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